Regime amministrato e dichiarativo: differenze e come scegliere

Guida ai regimi fiscali per investimenti: regime amministrato (Directa, Fineco) vs dichiarativo (DEGIRO, Scalable), pro e contro di ciascuno.

13 aprile 20266 min di lettura
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I due regimi fiscali per gli investimenti

In Italia, gli investitori privati possono scegliere tra due modalità di gestione della fiscalità sugli investimenti finanziari: il regime del risparmio amministrato e il regime del risparmio dichiarativo. La differenza principale riguarda chi si occupa del calcolo e del versamento delle imposte.

Comprendere questa distinzione è fondamentale prima di scegliere un broker, perché non tutti i broker supportano entrambi i regimi.

Regime del risparmio amministrato

Nel regime amministrato, è il broker o la banca a farsi carico di tutti gli adempimenti fiscali. Il broker calcola automaticamente le plusvalenze e le minusvalenze ad ogni operazione imponibile, applica la ritenuta del 26% (o 12,5% per i titoli di Stato), la versa all'Erario e accredita all'investitore solo l'importo netto.

Come funziona nella pratica

Quando si vende un titolo in guadagno, il broker trattiene automaticamente l'imposta sulle plusvalenze. Se si vende in perdita, il broker registra la minusvalenza e la utilizza per compensare future plusvalenze realizzate presso lo stesso intermediario.

L'investitore non deve fare nulla: non deve inserire i dati degli investimenti nella dichiarazione dei redditi, non deve calcolare imposte, non deve effettuare versamenti autonomi. Il quadro RT della dichiarazione dei redditi non va compilato per le operazioni gestite in regime amministrato.

Vantaggi

  • Semplicità totale: nessun adempimento fiscale aggiuntivo per l'investitore
  • Nessun rischio di errori nella dichiarazione dei redditi
  • Le minusvalenze vengono compensate automaticamente entro lo stesso broker
  • Non occorre conoscere i dettagli della normativa fiscale

Svantaggi

  • Le minusvalenze maturate presso un broker non possono essere trasferite a un altro broker in regime amministrato (salvo procedure specifiche)
  • Se si cambia broker, le minusvalenze residue possono andare perse se non gestite correttamente
  • Meno flessibilità nella pianificazione fiscale (le imposte sono versate operazione per operazione, senza possibilità di spostare il momento del pagamento)

Broker che offrono il regime amministrato

In Italia, i principali broker e banche che operano in regime amministrato includono:

  • Directa SIM: broker italiano, regime amministrato di default
  • Fineco Bank: banca-broker italiana, regime amministrato incluso
  • Banca Mediolanum, Banca Sella e altri istituti bancari italiani
  • Banca Generali, Poste Italiane e altri intermediari italiani

In generale, tutti i broker con sede legale e autorizzazione in Italia tendono ad offrire il regime amministrato, poiché è obbligatorio per la clientela retail che non opti espressamente per il dichiarativo.

Regime dichiarativo

Nel regime dichiarativo, il broker non applica alcuna ritenuta. L'investitore riceve gli importi lordi e si occupa personalmente (o tramite un commercialista o CAF) di dichiarare le plusvalenze e le minusvalenze nella dichiarazione dei redditi annuale, pagando le imposte dovute in quella sede.

Come funziona nella pratica

A fine anno, il broker fornisce un rendiconto dettagliato di tutte le operazioni effettuate: prezzi di acquisto, prezzi di vendita, commissioni, dividendi. L'investitore (o il suo consulente) utilizza questi dati per compilare il quadro RT e il quadro RM del modello Redditi PF o del 730.

Le imposte vengono versate in sede di dichiarazione, con le scadenze ordinarie (giugno per il saldo, novembre per l'acconto).

Vantaggi

  • Possibilità di aggregare le plusvalenze e minusvalenze di broker diversi in un'unica dichiarazione
  • Flessibilità nella pianificazione: si può scegliere di non realizzare plusvalenze in anni in cui si hanno già molte minusvalenze
  • Utile per investitori con portafogli su più broker esteri
  • Permette di sfruttare minusvalenze di fonti diverse

Svantaggi

  • Richiede competenze fiscali o il supporto di un professionista
  • Necessità di conservare tutta la documentazione (rendiconti, contratti, estratti conto)
  • Maggior rischio di errori con conseguenti sanzioni
  • Il versamento delle imposte è differito all'anno successivo, ma ciò significa anche che occorre accantonare la liquidità per il pagamento futuro

Broker che usano solo il regime dichiarativo

I broker esteri che non hanno sede in Italia operano esclusivamente in regime dichiarativo. Tra i più diffusi in Italia:

  • DEGIRO: broker olandese, non applica ritenute, rendiconto annuale da usare in dichiarazione
  • Scalable Capital: broker tedesco, nessuna gestione fiscale italiana
  • Interactive Brokers: broker statunitense con sede europea in Irlanda o Lussemburgo
  • Trading 212: broker bulgaro
  • XTB: broker polacco

Usare questi broker non è illegale né scorretto: è semplicemente l'investitore che si assume la responsabilità degli adempimenti fiscali.

Come scegliere tra i due regimi

La scelta dipende principalmente da tre fattori: la complessità del portafoglio, la propria familiarità con la fiscalità e le piattaforme che si intende usare.

Per chi è adatto il regime amministrato

  • Investitori alle prime armi che vogliono evitare complicazioni fiscali
  • Chi ha un portafoglio semplice concentrato su un unico broker
  • Chi preferisce non occuparsi di dichiarazioni fiscali
  • Chi non intende usare più broker in parallelo

Per chi è adatto il regime dichiarativo

  • Investitori esperti con portafogli su più piattaforme estere
  • Chi ha già un commercialista che gestisce la dichiarazione dei redditi
  • Chi vuole accedere a piattaforme come DEGIRO o Interactive Brokers con costi di commissione più competitivi
  • Chi vuole ottimizzare la fiscalità aggregando plusvalenze e minusvalenze di fonti diverse

Cosa ricordare

Se sei un principiante e non hai un commercialista, scegli un broker con regime amministrato (Directa o Fineco). Pagherai qualcosa in piu di commissioni ma non dovrai preoccuparti delle tasse.

Un caso pratico: minusvalenze su più broker

Supponiamo di avere:

  • Minusvalenze di 2.000 euro maturate su DEGIRO (dichiarativo)
  • Plusvalenze di 3.000 euro realizzate su Directa (amministrato)

In questo scenario, Directa ha già tassato le plusvalenze automaticamente (circa 780 euro di imposte versate). Per recuperare il credito derivante dalle minusvalenze su DEGIRO, occorre inserire tutto nella dichiarazione dei redditi in regime dichiarativo, richiedendo il rimborso o la compensazione.

Questo esempio mostra come la coesistenza di broker in regimi diversi richieda attenzione e, spesso, l'aiuto di un professionista.

Cambio di regime

È possibile cambiare regime fiscale. La comunicazione deve essere fatta al broker entro determinate scadenze. In caso di passaggio dal dichiarativo all'amministrato, le minusvalenze pregresse maturate in dichiarativo possono essere riportate e utilizzate presso il nuovo intermediario in amministrato, entro il limite temporale dei 4 anni.

Considerazioni finali

Il regime amministrato è la scelta più comoda per la maggior parte degli investitori italiani alle prime armi: elimina il rischio di errori e non richiede alcun adempimento aggiuntivo. Il regime dichiarativo è più flessibile e si adatta meglio a portafogli complessi o a chi utilizza broker esteri, ma richiede maggiore disciplina e conoscenza della normativa fiscale.

Prima di scegliere un broker, verificare sempre quale regime fiscale offre è una delle prime domande da porsi.

Metti in pratica quello che hai imparato.

Crea il tuo portafoglio

Questo articolo ha scopo educativo e informativo. Non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o legale. Consulta un professionista qualificato prima di prendere decisioni di investimento.